Sabato 16 Febbraio 2019

Agricoltura smart e creazione di valore al centro del 16° Forum del Cdo Agroalimentare a Cervia

Domenica 27 Gennaio 2019
L'intervento di Claudio Mazzini

Agricoltura smart e creazione di valore sono i due focus del 16° Forum del Cdo Agroalimentare, svoltosi al Palace Hotel di Milano Marittima il 25 e 26 gennaio. Camillo Gardini, presidente del Cdo Agroalimentare, ha aperto il Forum. «Sedici anni fa a Bertinoro siamo partiti con un gruppo di ottanta persone. In sedici anni siamo arrivati a 400 persone. Eravamo partiti con la necessità di conoscenza, ovvero conoscere le novità, le debolezze e le opportunità. Il secondo filo conduttore era la speranza, partendo dalle esperienze delle persone. Conoscenza e speranza sono le due parole chiave del forum, parlando dei due temi principali sotto i riflettori del settore agricolo e agroalimentare, l'agricoltura smart e la creazione di valore». 

 

«Speranza e conoscenza sono fondamentali – ha ricordato in apertura Simona Caselli, assessore regionale all'agricoltura – per il futuro dobbiamo continuare a puntare su quattro punti chiave. Programmazione, filiere, innovazione e internazionalizzazione».

A guidare i lavori del Forum Angelo Frascarelli, professore di economia e politica agraria dell'Università di Perugia, che ha aperto la prima sessione del Forum, lanciando il tema dell'agricoltura smart: «Si pensa sia solo tecnologia, ma non è solo questo. È necessità di adattarsi alle esigenze del mercato, offrire nuovi prodotti sicuri e di qualità, a prezzi accessibili, provenienti dalla filiera integrata. Se non si dà valore ai prodotti, non c'è margine e non c'è reddito. I vantaggi dell'agricoltura smart vanno dalla maggiore produzione a una qualità più elevata, una corretta gestione dell'acqua e la riduzione dei costi di produzione, fino a una più ampia e generale riduzione dell'impatto sull'ambiente. Per fare tutto ciò diventano sempre più fondamentali conoscenze, capitale umano e dati».

 

Nella sessione dell'agricoltura smart quattro aziende hanno presentato le proprie esperienze in merito al tema, che hanno come denominatore comune la caratterizzazione del prodotto e la ricerca della qualità. Inizialmente Gianni Rossi, della Fattoria Rossi, in provincia di Reggio Emilia, dove si lavorano 12mila quintali di latte all'anno, di cui 10mila per il parmigiano reggiano e 2mila per i prodotti freschi, vendendo direttamente i prodotti in azienda e diversificando poi l'attività con l'apertura di un negozio-osteria a Firenze. Alberto Paltrinieri ha invece presentato la realtà della propria omonima cantina vitivinicola, a Sorbara, dove si produce il famoso Lambrusco di Sorbara. 17 ettari vitati, con uve selezionate, curate e controllate, con una produzione rivolta in particolare all'estero e al mercato italiano horeca, tramite nove etichette e una comunicazione e marketing studiata al dettaglio. La terza esperienza è stata la Tenuta Maccarese, con la testimonianza del tecnico Simone Sebastiano. Un'azienda da 3240 ettari e da 3600 capi di bovini selezionati di razza Frisona, che basa la propria forza sull'economia circolare, puntando moltissimo sull'agricoltura di precisione per la produzione agricola a supporto dell'attività zootecnica, e concludendo la catena con due impianti per la produzione di biogas.

 

L'ultima esperienza, presentata da Roberto Fantoni, è quella della Società Agri-Ter di S.Michele, in provincia di Ravenna, un vero caso di organizzazione innovativa dal 2001, basata sulla collaborazione di quattro soci. 600 ettari di proprietà, in gestione comune, con lo sfruttamento di tutte le varie specializzazioni, dall'amministrazione alla manutenzione delle macchine. La seconda sessione ha trattato il tema delle tecnologie innovative. Fabio Veronesi, professore di Genetica agraria dell'Università degli Studi di Perugia, ha parlato di innovazione genetica, con i grandi passi da gigante che sta facendo la scienza in merito, senza dimenticare il tema degli Ogm e delle nuova trasgenesi.

 

L'innovazione meccanica, meccatronica e robotica è stata invece al centro dell'intervento di Alessandro Malavolti, imprenditore nel settore della componentistica per l'agromeccanica e presidente di FederUnacoma: «Agricoltura di precisione e agricoltura digitale sono essenziali per l'agricoltura smart – ha spiegato – l'agricoltura 4.0 è costituita da geosensing, gps e droni, mentre l'agricoltura 5.0 si fonda sulla robotica. Le percentuali sono molto basse, anche se le potenzialità sono enormi. Oltre alla zootecnia, ci possiamo aspettare la robotica nella raccolta di frutta, verdura e serre, in campo aperto e in colture idroponiche».

 

Remy Courbon, amministratore delegato di Bayer Crop Science Italia, ha concluso la seconda sessione: «Bayer, oltre ad avere un’attività di primo piano nel settore farmaceutica, vuole essere un attore fondamentale sui pilastri della salute e dell’alimentazione, e quindi sull’agricoltura. Per Bayer non poteva esserci solo un’innovazione negli agrofarmaci, settore sul quale stiamo investendo per proporre al mercato nuovi prodotti naturali. Questa attività di difesa doveva comprendere anche la genetica e il digitale. La genetica ha un campo di innovazione enorme. In futuro con una miglioramento delle genetica e la crescita del digitale in agricoltura porterà a una riduzione dell’utilizzo degli agrofarmaci».

 

Una visione dall'estero è poi arrivata da Marc Larousse, vicepresident of Business Development Alltech, dal Kentucky (Usa): «Come azienda puntiamo ogni giorno a migliorare il valore aggiunto nella catena alimentare fino al produttore finale. Possiamo contare su 4 principali centri di bioscienze, un team di oltre 100 ricercatori e una rete globale con 30 partner. C'è un legame stretto fra industria e ricerca. Guardiamo al futuro, coinvolgendo i giovani, portando l'innovazione all'interno, e usando le nuove tecnologie. L'obiettivo è creare valore per tutti gli attori della filiera, altrimenti non funziona».

 

Sul fronte della vertical coordination, ovvero su come connettere le imprese agricole si devono coordinare le imprese con il mercato, si sono confrontati invece Alessandro Banterle, direttore del Dipartimento di Scienze e Politiche ambientali dell'Università degli Studi di Milano, Corrado Casoli, presidente di Cantine Riunite & Civ e Claudio Mazzini, responsabile settore freschissimi di Coop Italia. «Ci possono essere forme di coordinamento verticale – ha sottolineato Banterle – nella grande distribuzione per esempio ci sono le private label, così come la diffusione degli standard, per esempio la tracciabilità. Un'altra forma è l'integrazione verticale, basata sulla filiera corta. Non è importante solo che tipo di coordinamento scegliere, ma il problema che ci si deve porre è come poter dare valore alla filiera. L'integrazione è fondamentale, e per farlo bene dobbiamo passare da una catena dell'offerta a una catena del valore, che guarda al consumatore».

 

A chiudere i lavori della prima, intensa, giornata Paolo De Castro, vicepresidente della Commissione Agricoltura in Parlamento Europeo, che ha parlato sia del tema dell'innovazione genetica che sul fronte delle pratiche commerciali sleali: «La sentenza della corte di giustizia europea relativamente alla innovazione genetica ha prodotto grande incertezza sulla procedura autorizzativa, perché al momento è molto diverso fra le procedure per l'Ogm e per il non Ogm. Si arriverà a breve a una nuova normativa europea per le tecniche del miglioramento genetico. Per affrontare le pratiche commerciali sleali, siamo finalmente arrivati in fondo al tunnel burocratico della direttiva europea, che è importante già recepire e mettere in atto quest'anno a livello nazionale. Dobbiamo inoltre cercare di differenziare il più possibile il prodotto. Gli agricoltori e tutto il sistema agroalimentare devono perseguire questa differenziazione per garantire maggiore valore aggiunto, potendo così competere con i mercati globali». 

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