Domenica 21 Aprile 2019

Nasce a Ravenna "Italia in Comune" il partito di Pizzarotti, che si dice alternativo a Lega e M5S

Sabato 12 Gennaio 2019
Federico Pizzarotti, Pietro Vandini e Serse Soverini

Nasce anche a Ravenna - è stato presentato ufficialmente oggi sabato 12 gennaio all'Hotel Diana - Italia in Comune, il partito di Federico Pizzarotti, Sindaco di Parma e primo Sindaco a Cinque Stelle di peso, poi espulso da Beppe Grillo. E Italia in Comune con Pizzarotti chiarisce subito da che parte sta, o meglio, da quale parte non vuole stare: non con i sovranisti e i populisti, non con la Lega e il M5S. Con tutti gli altri invece il dialogo è aperto.

 

Italia in Comune è in buona parte ancora un "work in progress". Per ora c'è la "Carta dei valori" che parla di centralità della persona, di uguaglianza e sussidiarietà, di etica e legalità, di laicità e di tutela dell'ambiente, di accoglienza, di bellezza e cultura e poi di Europa. E già da queste voci del vocabolario pizzarottiano si capisce da quale parte sta il pendolo di Italia in Comune.

Pizzarotti e i suoi stanno lavorando al programma e un passo avanti in questo senso sarà fatto con l'Assemblea regionale dell'Emilia-Romagna in cantiere per il 16 febbraio.

 

Nel frattempo Italia in Comune cerca di strutturarsi in tutta Italia, a partire da esperienze civiche presenti ovunque, e cerca di attrezzarsi per le prossime tornate elettorali in cui conta di essere presente. Per esempio in Sardegna dove sarà a fianco di Massimo Zedda - Sindaco di Cagliari - insieme agli autonomisti sardi, al Pd e ad altre liste di centro sinistra e di centro. Italia in Comune conta di presentarsi alle elezioni regionali del Piemonte. Infine alle europee sarà in campo stringendo alleanza con i Verdi Italiani ed Europei. 

E per elezioni locali e regionali in Emilia-Romagna? Per le elezioni nei Comuni Pizzarotti ha lasciato intendere che non è escluso che il nuovo partito sia in campo qua e là insieme ad altre forze per sostenere alcuni Sindaci ed esperienze civiche, anche se precisa come Italia in Comune non abbia la smania di presentarsi al voto.

 

Alle regionali dell'Emilia-Romagna, invece, Italia in Comune ci sarà ma "è presto per parlare di alleanze" con questo o quello, e in particolare con il Pd, dice Pizzarotti. Il Pd è impegnato nel suo congresso e andrebbe rifondato, precisa. Poi ci sono le elezioni piemontesi che potrebbero sancire la vittoria della Lega e questo significherebbe che "l'Emilia-Romagna diventerebbe l'ultimo baluardo all'espansione della Lega nel nord", cioè il voto regionale può diventare molto importante sul piano simbolico e cambiare le cose.

Senza mettere il carro davanti ai buoi, Pizzarotti non rinuncia però a dare un giudizio positivo sui risultati ottenuti dalla Regione Emilia-Romagna guidata dal Pd, "anche se si può fare sempre meglio".

Insomma, Pizzarotti e Italia in Comune non lo dicono e non possono né vogliono ora sbilanciarsi, ma se chiudono le porte a Lega e M5S - come è chiaro e ribadito da tutti - per il dialogo e l'alleanza resta aperta solo la porta del Pd, fra le formazioni politiche di peso. Il resto sono pezzi di un frastagliato mondo a sinistra del Pd o intorno al Pd sempre in ebollizione e sempre in crisi di identità. 

 

In ogni caso sulla vocazione alternativa a Lega e M5S di Italia in Comune non ci sono dubbi. Con la Lega la polemica è netta e aperta a partire dalla condanna della politica migratoria di Salvini ("siamo per un'accoglienza responsabile e non possiamo stare con chi blocca le navi dei disperati in mezzo al mare") e dalle dure critiche al decreto sicurezza poichè "toglie diritti e status anche a chi cerca di integrarsi, crea nuovi irregolari, almeno 120.000, che finiranno per ingrossare le file della clandestinità e della criminalità, creando problemi sui territori".

Verso i Cinque Stelle si sente tutta la lontananza psicologica ancor prima che politica maturata dagli ex. C'è l'insistenza di Pizzarotti e dei suoi sui valori della competenza, del pragmatismo, della concretezza, della soluzione ai problemi reali nelle città e sui territori, insomma tutta un'altra musica rispetto agli ideologismi grillini, lasciano intendere. E poi c'è la critica alla politica dei rifiuti della Raggi a Roma, esempio di irresponsabilità, o quella al reddito di cittadinanza che Pizzarotti equipara agli 80 euro di Renzi, ovvero una misura passiva e non attiva del lavoro, una misura che è assistenziale e che deresponsabilizza, mentre la giustizia sociale è un'altra cosa. 

 

A vedere nascere il partito di Pizzarotti non c'era quasi nessuno dei vecchi compagni di avventura dello stesso Pizzarotti e di Pietro Vandini, che per diversi anni è stato il leader dei Cinque Stelle a Ravenna. Ora Vandini è qui perchè è maturato, dice, ed ora è pronto "ad aprire la pagina di un nuovo libro". L'avventura con Pizzarotti gli appare come un ritorno al passato, agli anni d'oro del movimento di Grillo, il 2008, il 2009. Sembra un secolo fa.

Con Vandini in questa avventura a Ravenna ci sono Fabio Forlivesi e Alessandro Vallicelli. Più qualche altro. Ma non gli amici di un tempo. Quelli sono in CambieRà o nel Gruppo Misto e non si sono fatti vedere. Oppure sono ancora in uno dei Meetup ravennati. Altrimenti hanno lasciato perdere la politica come l'ex candidata Sindaca Michela Guerra. 

È presto per dire se il partito di Pizzarotti riaggregherà qualcuno di loro. O se e come pescherà in altri segmenti di un elettorato in parte deluso e in parte disperso. Compreso quello del Pd e degli altri gruppi di sinistra. Per ora si può solo dire "alea iacta est". Il dado è tratto. Pizzarotti ha varcato il Rubicone e con lui Pietro Vandini.

A cura di P. G. C. 

 

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