Mercoledì 18 Luglio 2018

Droga. Operazione Amarcord: sei in arresto, sgominate due bande, una di albanesi l'altra di tunisini

Lunedì 9 Luglio 2018

Sette sono i provvedimenti di arresto - di cui sei già eseguiti e uno no, poichè il soggetto colpito dal provvedimento non è più in Italia - nell'ambito dell'operazione antidroga denominata Amarcord condotta dal Nucleo Investigativo di Ravenna e conclusa la notte scorsa, domenica 8 luglio. Dell'operazione hanno parlato brevemente in conferenza stampa il Procuratore capo della Repubblica Alessandro Mancini e il Comandante dei Carabinieri Roberto De Cinti.

 

L'indagine ha preso avvio dopo un clamoroso fatto di cronaca che molti forse ricordano: la sparatoria avvenuta il 16 maggio 2015 nel parcheggio del Pronto soccorso dell'Ospedale di Ravenna. In quella occasione furono arrestati un tunisino - Abdessalem Aissaoui di 40 anni e un italiano Francesco Liuzzi di 37 anni - per tentato omicidio ai danni di un cittadino albanese di 32 anni: Xhevair Gjojdeshi. I due arrestati insieme a un terzo complice spararono ben 10 colpi contro l'albanese, senza colpirlo. 

Le successive indagini hanno chiarito che all'origine del conflitto c'erano dei dissidi fra due bande che collaboravano fra loro per il traffico e lo spaccio della droga a Ravenna: dissidi che riguardavano la divisione delle cifre pattuite per il traffico criminoso, che non sarebbe stata rispettata. 

Come hanno precisato oggi gli inquirenti le bande sono due, distinte fra loro. La prima è una banda di trafficanti di droga (cocaina e eroina) costituita da albanesi (in particolare, la cocaina arrivava dall'Albania): loro facevano arrivare la droga, la lavoravano e la rifornivano agli spacciatori. I carabinieri hanno sequestrato fra l'altro un laboratorio, trovandovi all'interno ben 20 kg di droga, ricavato all'interno di un appartamento a Lido di Classe.

La seconda banda, quella degli spacciatori, era costituita da tunisini. Questi ultimi spacciavano in città, soprattutto presso i Giardini Speyer e nella zona della stazione e poi lungo la Classicana, secondo modalità abbastanza particolari. Lasciavano pacchetti con la droga da 400, 500, 600 grammi nelle piazzole che poi dovevano a loro volta essere raccolti e smerciati con ulteriori passaggi. Gli spacciatori rifornivano persone residenti a Ravenna ma anche delle province limitrofe. 

L'attività delle due bande è andata avanti per circa tre anni, dal 2015 a tutto il 2017. Poi l'attività investigativa e il cerchio si sono chiusi e sono state tratte in arresto sei persone: 

  • R. I., 32 anni, di nazionalità tunisina
  • N. I., 37 anni, di nazionalità tunisina
  • K. V., 32 anni, di nazionalità italiana 
  • A. A., 42 anni, di nazionalità albanese
  • E. A., 47 anni, di nazionalità albanese
  • I. P. 38 anni, di nazionalità alabanese.

La settima persona - un albanese - non è in Italia e molto probabilmente si è rifugiata in Albania. I provvedimenti restrittivi sono stati eseguiti nella notte dalle Compagnie dei Carabinieri di Ravenna e di Rimini L'operazione nel complesso ha portato al sequestro di 26 kg di droga e 39.000 euro in contanti, considerati dagli inquirenti frutto dell'attività di spaccio e pronti per essere consegnati ai trafficanti albanesi. 

I due italiani implicati a vario titolo nelle vicende delle due bande, sarebbero solo personaggi di contorno o di appoggio. La donna arrestata è una tossicodipendente sposata con uno degli albanesi arrestati. Le due bande facevano capo una ad albanesi e l'altra a tunisini.

Secondo gli inquirenti si tratta di un colpo importante inferto al traffico di droga a Ravenna: le due bande avevano un profilo criminale di rilievo e un volume d'affari complessivo consistente, di milioni di euro. Queste bande non avrebbero collegamenti con altre due importanti operazioni messe a segno nei mesi scorsi: la scoperta di una base di raffinazione della droga a Ravenna e il sequestro di due tonnellate di droga che viaggiava su un furgone sulla Classicana.

 

A cura di P. G. C. 

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