Sabato 23 Giugno 2018

Processo Cagnoni a Ravenna: siamo al rush finale, si parte dalla requisitoria di Cristina d'Aniello

Lunedì 11 Giugno 2018
La PM Cristina d'Aniello

Il processo al dermatologo ravennate Matteo Cagnoni accusato del brutale femminicidio della moglie Giulia Ballestri è arrivato alle sue battute finali. Dopo venticinque udienze, l’esame di decine e decine di testimoni, qualche colpo di scena e una pausa di un mese per dare tempo alla PM, ai difensori dell’imputato e agli avvocati delle parti civili di preparare i loro interventi, domani martedì 12 giugno si torna nell’aula di Corte d’Assise di Ravenna

 

E sarà appunto la PM Cristina D’Aniello ad aprire questa fase cruciale del processo, ripercorrendo i fatti, precisando i capi d'accusa e formulando le proprie richieste di pena alla Corte. È facile prevedere che non sarà tenera nei confronti dell’imputato. Tenace e combattiva, la dottoressa D’Aniello si è finora dimostrata granitica nelle sue certezze: gli elementi indiziari, anzi probatori, sono talmente gravi - disse già in occasione della richiesta di concessione di arresti domiciliari avanzata dall’imputato poco prima di Natale - “che io penso che già oggi si possa chiudere il processo con una condanna”.

Partiti all’attacco con la richiesta di spostare il processo in un’altra città per legittima suspicione, i difensori dell’imputato, gli avvocati Trombini e Dalaiti del foro di Bologna, hanno incassato il no della Corte di Cassazione.

Nel corso delle udienze i periti incaricati dai difensori dell’imputato hanno poi cercato di seminare dubbi, cercando di incrinare il teorema accusatorio, di minarlo nei suoi elementi essenziali. Le impronte dei palmi delle mani intrise nel sangue di Giulia trovate sul frigorifero e su uno spigolo di muro nella cantina della villa dove è stato trovato il corpo? Per i periti di parte non sono attribuibili a Cagnoni perché le “minuzie” riscontrate sarebbero insufficienti, al contrario di quanto sostengono i periti dell’accusa. Il contenuto gastrico dello stomaco della vittima e la percentuale di caffeina trovata nel sangue, secondo l’esperta incaricata dalla difesa non sarebbero compatibili con l’ultima colazione fatta da Giulia insieme al marito alla pasticceria Plaisir, ma sposterebbe l’orario della morte in avanti, di un’ora, accreditando la tesi che la vittima sarebbe tornata nella villa abbandonata di via Padre Genocchi da sola.

Ed ancora: secondo il perito della difesa le modalità e i tempi dell’aggressione non sono quelli tracciati dall'accusa. Giulia presenterebbe dei segni di strozzamento attorno al collo e la mattanza non si sarebbe consumata in quaranta minuti come ha sostenuto il perito dell’accusa ma in un tempo inferiore. Questo non toglie che alla povera Giulia questo tempo sia apparso un’eternità.

 

Poi le testimonianze fotocopia degli amici di lunga data del professionista e della moglie, degli ex compagni di giochi di lunghe e spensierate estati a Marina Romea tese ad accreditare l’immagine di una coppia felice, complice, di una famiglia perfetta, di un Matteo Cagnoni uomo perfetto, padre e marito premuroso allo scopo di voler scacciare l’immagine molto diversa dell’uomo violento, possessivo, immagine dipinta da una Giulia fortemente intenzionata a separarsi alle proprie amiche.

Nel suo lungo interrogatorio Cagnoni ha cercato inevitabilmente di accreditare versioni diverse da quelle dell’accusa. Spesso intento a scrivere appunti in un quaderno, l’imputato ha avuto il permesso dal Presidente della Corte di assistere al processo seduto accanto ai suoi avvocati. Presenza attenta e attiva in aula (ha fatto diverse dichiarazioni spontanee), il dermatologo per ben tre volte, durante il processo, ha fatto richiesta di ottenere gli arresti domiciliari: nell’ultima adducendo come motivo le sue condizioni di salute “ridotte al lumicino”. Per tre volte la richiesta è stata respinta. Cagnoni ha sempre dichiarato la sua innocenza.

Il 16 settembre 2016, ha raccontato, lui e Giulia sono entrati insieme nella villa di via Padre Genocchi per fotografare alcuni quadri. Poi sarebbero andati via separatamente. In un secondo tempo la moglie sarebbe tornata nella villa da sola e qui sarebbe stata sorpresa da uno sconosciuto, forse un ladro, introdottosi nella villa abbandonata attraverso la finestra lasciata aperta, che l’avrebbe aggredita e uccisa in modo atroce.

Il video del ritrovamento del corpo senza vita della giovane donna proiettato in aula è stato il momento più terribile del processo: alla vista di quelle immagini che lasciano senza fiato Cagnoni viene colto da malore e cade a terra. È l’unico momento in cui sembra avere una parvenza di reazione emotiva nei confronti di quanto è accaduto alla moglie. Del resto le sue rare tenerezze sono solo per i figli che non vede da tempo: “Mi mancano, mi manca il loro odore”.

Il fatto che siano stati “costretti” a costituirsi parte civile nei suoi confronti la definisce una cosa al di là del bene e del male. Sempre l’imputato però si rende protagonista in un’occasione, di violente intemperanze. Avviene quando la madre di Giulia, in occasione della sua testimonianza in aula, racconta di un colloquio fra la nipote e il padre dell’imputato. La bambina avrebbe visto in internet i video delle telecamere del sistema di videosorveglianza della casa dei nonni paterni che ritraggono il padre con un oggetto bianco: la borsa che aveva Giulia il giorno dell’omicidio, secondo l’Accusa. Un camice ripiegato tenuto dalla martingala, secondo l’imputato e la perizia di parte del professor Caccavella che la Corte ha deciso però di non acquisire agli atti del processo. Allora chiede al nonno di potere avere un oggetto della madre per ricordo e lui le avrebbe risposto di non poterlo fare perché le cose della mamma sono state buttate via. Cagnoni si scaglia contro l’ex suocera, trattenuto quasi a stento dagli Agenti Penitenziari.

 

Dopo la requisitoria della PM, secondo il programma di massima stilato dal Presidente Corrado Schiaretti si tornerà in aula di nuovo il 14 e il 18 giugno per gli interventi delle parti civili e le arringhe dei difensori dell’imputato. Il 20 giugno sono previste le eventuali repliche poi la Corte si chiuderà in camera di consiglio dalla quale uscirà con la sentenza.

 

A cura di Ro. Em.

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