Venerdì 23 Giugno 2017

Ravenna Festival, omaggio a El Lissitzky con "Cuneo rosso": il pianoforte e la rivoluzione russa

Domenica 18 Giugno 2017
Daniele Lombardi (foto Roberto Masotti)

Appuntamento oggi nel Chiostro della Biblioteca Classense alle ore 21.30

In un cartellone ispirato alla Rivoluzione d’ottobre, al centenario di quella che rappresentando la sovversione radicale dei vecchi equilibri politico-sociali, diede voce a energie e illusioni troppo a lungo represse, Ravenna Festival non poteva non soffermarsi su quelle espressioni artistiche che riescono a restituirci il clima e il fermento culturali che portarono a quella straordinaria stagione di speranze, eppoi alla tragica disillusione che ne seguì.


E le musiche che il pianista Daniele Lombardi propone in recital oggi, domenica 18 giugno, al Chiostro della Biblioteca Classense (alle 21.30) testimoniano proprio di quella temperie artistica e ideale, intrecciando l’omaggio al grande pittore, grafico, architetto russo El Lissitzky evocato nel titolo “Cuneo rosso” alla sperimentazione compositiva che, nel sottotitolo, affianca “il pianoforte e la rivoluzione russa”.

Del resto, nessuno meglio di Daniele Lombardi - da sempre impegnato nell’approfondimento e nella ricerca interpretativa delle avanguardie storiche degli inizi del Novecento con una particolare attenzione all’intreccio tra le diverse arti in quella determinata area culturale - poteva costruire un percorso che desse conto del gigantesco laboratorio artistico che prese vita in quegli anni elaborando linguaggi nuovi, inauditi, capaci di generare una sorta di grammatica della modernità; e quindi anche dei riflessi che da quelle “novità” si sono irradiati lungo tutto lo scorso secolo, e ancora sull’oggi.

Così se il Vers la Flamme. Poeme op. 72 che Aleksandr Scriabin compose nel 1914, ci riportano al misticismo estremo e a quella “musica dei colori” che caratterizzarono i suoi ultimi anni di vita – sarebbe morto l’anno seguente, senza immaginare l’imminente rivoluzione -, le pagine di Arthur Vincent Lourié si insinuano fin nel cuore del clima rivoluzionario. Il suo nome del resto, oltre a figurare tra quelli che rivendicavano la paternità del movimento futurista, è legato a tutta l’avanguardia russa di quel periodo, da Majakovslij a Blok: prima di lasciare l’Unione Sovietica, nel 1920, compose una serie di opere in cui porta a compimento l’emancipazione della dissonanza lavorando anche su contrapposizioni dinamiche e timbriche tali da anticipare scenari futuri (uno per tutti, Boulez). Fino a pochi anni fa, proprio quelle opere erano introvabili, oggi Daniele Lombardi le propone al pubblico del Festival: i cinque movimenti di Synthèses (1914), Formes en l’air. À Pablo Picasso (1915) e Troisième Sonatine (1917).

A confermare l’inevitabile legame tra attualità e arte, nonché l’“impegno” che l’artista può esprimere attraverso il proprio gesto creativo, la composizione dello stesso Lombardi, Cosa può fare un pianista contro le guerre?, quarta delle cinque Mitologie, composta sotto l’impressione dello scoppio della guerra in Iraq, nel 2002: “un’allucinata passacaglia – spiega l’autore - che dipana isolati e disperati accordi che nel momento in cui appaiono cominciano a svanire, per reiterarsi continuamente con microvarianti in un tempo che non trova una direzione, una sorta di delirio senza speranza”.

Infine, Aleksandr Mosolov: quella che forse è la più significativa delle sue Sonate per pianoforte, la Quarta, che si sviluppa su un pianismo che coinvolge sinfonicamente tutti i registri della tastiera; poi Turkmenische Nachte, una pagina frutto del suo forzato “esilio” ad Askabad nel Turkmenistan, dove in seguito ai dissidi col regime fu inviato per approfondire i rapporti con la musica popolare di quel luogo e concordare un Canto turkmeno a Stalin, oggi disperso.

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